Siamo tutti cultural prosumers!

La grande innovazione nel modo di relazionarsi che ha colpito il secolo in cui viviamo è sicuramente il social network: le nuove generazioni crescono completamente inserite in quest'ottica e tutte le altre generazioni si sono adeguate al suo utilizzo, intravedendone e sfruttandone il potenziale positivo per fare marketing.

L'ampio fenomeno che comprende anche i social media, il web 2.0, ha rivoluzionato anche il settore culturale e dei musei creando nuovi modi di partecipare alle attività che queste istituzioni propongono, a vantaggio delle stesse: nascono così nuove figure professionali come i prosumers cioè utenti che non hanno più un ruolo "passivo" e non sono più solo clienti ma diventano autori, creatori di nuovi prodotti attivandosi nel processo che comprende le fasi di creazione, produzione, distribuzione e consumo di tali prodotti.

Una partecipazione attiva vi è anche nel crowdsourcing ovvero quando un'azienda decide di assegnare a un gruppo del pubblico dei consumatori abituali un ruolo all'interno del processo produttivo allo scopo di migliorare ed adattare un prodotto in base alle esigenze degli acquirenti e attrarre clienti che si fidano di chi ha elaborato tale proposta.

Un'ulteriore partecipazione è quella legata alla produzione di User-Generated Content cioè i prodotti e i contenuti che vengono generati dagli users, dai fruitori dei beni stessi.

Nel modo culturale e museale sono frammentarie e lungimiranti le iniziative legate all'utilizzo dell' UGC. Tuttavia abbiamo esempi proficui di questo utilizzo, come nel caso del Tate di Londra con il "Tate movie project": un'iniziativa che ha voluto coinvolgere il pubblico dei visitatori più piccoli nella realizzazione di un film d'animazione, verificando così come web e esperienze reali possano completarsi per trasmettere il messaggio che il museo vuole lasciare ad ogni suo fruitore in maniera originale e positiva. Un altro esempio è il progetto "Wedding fashion" organizzato dal Victoria&Albert Museum, sempre a Londra, durante il quale è stato chiesto agli utenti di aiutare il museo nella realizzazione di un database di immagini di matrimoni che sarebbero poi andate a formare una mostra temporanea dedicata agli abiti da sposa.

Grazie al web 2.0 e a queste iniziative il pubblico sarà quindi sempre più invogliato a rendersi partecipe alle attività, proposte di volta in volta, da un'istituzione museo ma starà anche attento a selezionarle in base alla loro qualità. A mio avviso, spero quindi che il settore museale cerchi in tutti i modi di coinvolgere ogni fascia di pubblico tenendosi aggiornato e assumendo uno staff qualificato che si avvalga anche della conoscenza di nuovi strumenti digitali che; adoperati nel modo corretto, portano questa realtà culturale a essere competitiva con altre e a divulgare il proprio messaggio nel modo più comprensibile e accessibile a tutti.

Giulia Lorini

Click me