Siamo tutti cultural prosumers! La partecipazione del visitatore dal laboratorio all'User-Generated Content.

Negli ultimi anni la tecnologia è divenuta parte integrante della nostra quotidianità: ultimamente, inoltre, si è verificato il passaggio da un approccio di tipo passivo ad essa, ad uno attivo, definito 2.0, in cui ogni individuo si aspetta un prodotto che sia modificabile e costumizzabile in modo da soddisfare a pieno le proprie esigenze. Cresce quindi la componente individuale e ciò porta alla nascita dei social media. Questi ultimi rispondono infatti all'esigenza di comunicare i propri gusti, attività, conoscenze, desideri.
Questa nuova condizione di utilizzo di Internet ha avuto ripercussioni dirette su marketing e consumi. Il mondo culturale e museale non è ovviamente escluso da questa tendenza e deve sfruttarla per trarne vantaggio. In particolare uno degli elementi più interessanti di questo fenomeno è la nascita dei cosiddetti prosumers, utenti che "assumono un ruolo più attivo nel processo che coinvolge le fasi di creazione, produzione, distribuzione, consumo."
Questo interesse per la partecipazione attiva si è sviluppato nel cosiddetto crowdsourcing, ovvero nell'assegnazione da parte di un'azienda di un ruolo all'interno del processo produttivo non più a partner esterni, ma a persone appartenenti al pubblico dei consumatori.
Una forma di partecipazione particolarmente interessante per le istituzioni culturali è quella legata alla produzione di User-Generated-Content, ovvero prodotti e contenuti generati non dalle aziende, ma dai consumatori. Per quanto riguarda il settore museale e culturale le iniziate legate all'utilizzo di UGC sono molto frammentarie. Un esempio è costituito dal sito internet di Tate, dedicato ai bambini, è dall'iniziativa "Tate Movie Project", promossa dal museo per avvicinare le fasce di visitatori più giovani attraverso il loro coinvolgimento nella realizzazione di un film di animazione. 
Altra iniziativa è Wedding Fashion, promossa dal Victoria & Albert Museum, che ha coinvolto gli utenti nella realizzazione di un database di immagini di matrimoni in vista di una mostra dedicata agli abiti da sposa, che si tenne poi nel 2013. L'iniziativa riscosse un grande successo e ciò ci attesta come, se gestite bene, le attività legate all'uso dell'UGC siano molte e di impatto immediato in termini di brand awareness e di fidelizzazione dei visitatori. E' tuttavia fondamentale che il prosumers percepisca che il suo contributo è stato apprezzato.
Le istituzioni culturali, grazie agli strumenti del web 2.0 possono quindi allargare e diversificare le proprie attività. I musei e le organizzazioni culturali dispongono dunque di nuove opportunità il cui utilizzo integrato e intelligente potrà anche fare la differenza in un mercato competitivo come è quello della cultura.

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