Intervista a Alba Ferri, Claire Alliod, Chiara Bonaldi, Andrea Romano


Cosa vi ha spinto a scegliere quest’opera, di non facile lettura?
La nostra scelta è ricaduta su questo manufatto perchè è una delle più importanti scoperte archeologiche sulla scultura paleolitica per la prima volta nella storia si cerca di modellare un materiale con curve umane e soprattutto femminili. Questa piccola opera solitamente di dimensioni non superiori a 20 cm veniva ritrovata in abitazioni o in luoghi di culto e funerari. Questa venerazione per una “donnina” con delle curve esagerate ci ha colpite perchè l’abbiamo
messa a confronto con la società attuale in cui gli ideali di donna perfetta sono tutt’altri. Non è un opera conosciuta e non è di facile lettura quindi abbiamo deciso di approfondirla e condividere le nostre ricerche con chi non la conoscesse.


Da dove avete iniziato la vostra ricerca?
La ricerca è partita da una ricerca di informazioni riguardanti l’opera, abbiamo deciso di lasciar perdere le informazioni tradizionali (data di ritrovamento precisa, nome dell’archeologo,..ecc) ma ci siamo concentrate su cosa potesse rendere coinvolgente la storia di una statuetta femminile (materiale, materiale con cui è dipinta, funzione). La ricerca è proseguita con la ricerca di immagini in varie posizioni del manufatto, così da riprodurre quasi totalmente la statuetta in 3D, abbiamo aggiunto il movimento di rotazione e lo zoom. Successivamente abbiamo registrato la voce della statuetta e la abbiamo aggiunta al video assieme ad una musica in sottofondo molto naturale e rilassante.


Che difficoltà avete incontrato?(cambiamenti in corso d’opera)
Inizialmente avevamo un’ idea che purtroppo non siamo riuscite a svilupparla. Volevamo fare un confronto tra la venerazione delle donne formose dell’antichità e la venerazione attuale delle donne”stecchino” attuale ma il risultato richiedeva troppo tempo e quindi abbiamo deciso di focalizzarci sulla sua funzione e sulla sua storia che non sono scontati.


Perchè la scelta dell’opera parlante? e come mai lo sfondo nero?
Abbiamo scelto di far parlare l’opera perchè ci sembrava più coinvolgente per gli ascoltatori e ci piaceva l’idea che l’opera raccontasse di se. Lo sfondo nero è servito a decontestualizzarla come in un museo e così che la Venere fosse l’unica protagonista del video.


Come è stato lavorare con colleghi di un altro corso per la realizzazione completa del progetto?
E’ stato fondamentale, ci hanno aiutato molto per la realizzazione del video che da soli sinceramente non saremmo riusciti a fare. Ci siamo confrontati e abbiamo acquisito informazioni insieme, è stata una bella esperienza.