Quante volte vi siete trovati davanti ad un testo lungo e fitto, pieno di informazioni e l'unica cosa che avreste voluto fare era chiudere il libro? Quanto volte avete assistito a corsi o conferenze tenuti da professionisti di un settore che pareva non volessero abbassarsi al livello linguistico di coloro che ascoltano?

Il problema della comunicazione sta diventando sempre più un tema centrale della quotidianità contemporanea. La domanda che continua a risuonare anche nella mente di migliori oratori è: in quale misura bisogna sacrificare i contenuti per ottenere una forma accattivante o, viceversa, quanto la forma della comunicazione è di superiore importanza rispetto al contenuto?

Un discorso strutturato in maniera molto tecnica, specifica e dettagliata contiene sicuramente il maggior numero di informazioni comunicabili, ma, siamo proprio sicuri che l'ascoltatore apprenda effettivamente tutte le nozioni che gli vengono fornite? Se questo è sempre stato un metodo forse poco accattivante, ma pur sempre efficace, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, della nuova concezione del tempo che tende ad accelerare qualsiasi azione e con un web molto schematico e sintetico, i discorsi molto lunghi e ridondanti tendono a perdere la loro finalità informativa.

Per questo motivo è bene che tutte le entità che si sono sempre rivolte ad un pubblico in maniera "vecchia" siano ora in grado di cambiare il proprio approccio con gli ascoltatori in modo da suscitare interesse, oltre che per i contenuti, anche per la forma in cui essi vengono comunicati. L'ingrediente segreto per strutturare qualsiasi tipo di comunicazione è il Plain Language; tramite questa modalità oratoria si tende a strutturare un discorso in maniera molto semplice e schematica, le frasi devono essere di sintassi semplice e devono andare dritte al punto, senza eccessivi incisi o troppe divagazioni. Un rischio che si corre durante la conversione di un discorso scientifico in un discorso semplice è quello di semplificare in maniera eccessiva le informazioni sfociando così nella banalità. Per operare un processo di scrematura da un testo iniziale per arrivare ad una comunicazione con un plain language è necessario essere degli ottimi mediatori: non vi è una sola soluzione di semplificazione, il mediatore deve essere in grado di adattare ogni discorso al livello culturale, all'età e al numero di persone che si trova di fronte.

In conclusione è possibile affermare che forse, dato che negli ultimi anni le persone vengono sopraffatte da un numero di informazioni e stimoli esterni veramente elevato, per avere una comunicazione efficace è bene fornire un numero ridotto ed essenziale di informazioni, senza perdere comunque la specificità e la precisione dei contenuti.

 

Giorgia D'Andrea

Alberto Palleschi

Giulia Ravelli

Chiara Huang