Intervista all’opera d’arte

Come le nuove tecnologie aiutano il fruitore ad interagire direttamente con un’opera d’arte.

Quando visitiamo un museo, un sito archeologico, un monumento o una villa siamo sempre incuriositi dalla storia delle opere che sono conservate al loro interno. Ci piacerebbe sentir parlare le opere e ascoltare i loro racconti, conoscere il loro punto di vista per aprire nuove chiavi di lettura. Vorremmo poter entrare all’interno di un dipinto, per conoscerne tutti i retroscena.

Al giorno d’oggi le nuove tecnologie ci consentono di provare queste esperienze, di vedere e capire un’opera dall’interno. La nostra esperienza, dunque, diventa entusiasmante. Si fa un tuffo nel passato e, inseriti in un determinato contesto, si mettono in gioco i sensi superando così le barriere che limitano la fruizione dell’opera d’arte e generano passività.

Le nuove tecnologie, infatti, si sono rivelate un valido mezzo per evitare che le opere generino passività e noia nel fruitore. Sono un mezzo alternativo, finalizzato all’interazione dinamica, e non più statica, di un’opera d’arte. Possono contrastare la cosiddetta “noia da museo”, proponendo percorsi variegati in base ai temi che generano appeal nello spettatore.

Le nuove tecnologie, se utilizzate con criterio, valorizzano il patrimonio e aiutano a generare nelle persone una maggiore consapevolezza del valore inestimabile del patrimonio artistico e architettonico. Oggi l’attività video, come quella delle applicazioni di realtà virtuale o aumentata, può essere accostata al racconto di una storia avente un registro linguistico semplice, corretto e preciso; atto a generare un consenso da parte del pubblico. La storia deve essere avvincente, deve toccare il lato emotivo della persona, coinvolgendola. È, inoltre, lo spettatore che, autonomamente, decide quale storia ascoltare e conoscere, senza essere obbligato a svolgere un percorso già definito.

Un metodo valido che consente di far avvicinare una qualsiasi persona all'interno del mondo culturale è il Broad Cultural Appeal. Un esempio di applicazione di tale metodo può essere la proiezione di un'immagine in 3D di un'opera d'arte, che può essere raccontata da un narratore, la cui voce viene accompagnata da una musica di sottofondo. Come nella mostra Van Gogh Alive, in cui il visitatore è completamente immerso in uno spazio in cui le immagini dei dipinti sono proiettate su pareti e appositi schermi. Il tutto accompagnato da della musica. 

L’aspetto che l’articolo vuole analizzare è il contatto diretto che il visitatore ha con l’opera. Un contatto talmente diretto che il visitatore riesce a dialogare con essa. Al giorno d’oggi riscuote un ruolo sempre più rilevante, dal punto di vista didattico, lo storytelling.

 

 

Una tecnica per far parlare l’opera

L’arte dello storytelling: le persone non vogliono ascoltare la storia, vogliono viverla

Lo storytelling, come tecnica narrativa, nasce negli anni ‘90 del secolo scorso, riscuotendo successo soprattutto nei musei americani e inglesi. In Italia, purtroppo, si fatica ad approcciarsi a questa efficacia proposta e si insiste nel far valere ancora le vecchie modalità didattiche, rese quasi obsolete dalle nuove tecnologie.

Il museo italiano è conosciuto a livello internazionale per la ricchezza del patrimonio culturale conservato. In Italia, come tutti ben sanno, sono nati i principali movimenti artistici letterari, come l’Umanesimo e il Rinascimento. Quest’ultimi ponevano al centro dell’attenzione l’uomo in tutte le sue potenzialità. La nascita delle botteghe, nelle quali si sono formati artisti importanti, hanno svolto un ruolo fondamentale. Le loro opere sono famose in tutto il mondo e attirano un gran numero di turisti che affollano i musei per riuscire a fotografare, ove sia concesso, il loro dipinto preferito, testimoniando così la propria visita.

La necessità di trovare una mediazione delle opere d’arte, viene espressa nel 1957 da Freman Tolben, il quale afferma che il patrimonio viene interpretato come: “Esperienza diretta da parte dello spettatore, se l’esperienza non è mediata, l’opera d’arte e più in generale il patrimonio diventa sterile, privo di significato e pieno di apatia". Lo storytelling si presta molto bene alle realtà museali, in quanto il museo è un archivio di storie dal carattere intrigante. Ma non solo le storie delle opere d’arte conservate al suo interno, ma anche quelle del contenitore. Quest’ultimo è l’edificio che ospita il museo e possiede generalmente un valore storico, artistico, culturale e architettonico.

In Italia la maggior parte dei musei sono stati istituiti in edifici storici che non sono nati per svolgere tale funzione. Questa condizione presenta dei vantaggi e dei svantaggi. Per quanto riguarda lo storytelling è un vantaggio, in quanto si possono raccontare tante storie; dall’altro, i vincoli generati dall’architettura, limitano le possibilità di creare spazi per inserire apparecchi più o meno ingombranti atti a generare una nuova esperienza museale.

Lo storytelling può essere abbinato anche ad altre nuove tecnologie, quali i visori e i beacon; quest’ultimi sono dei dispositivi "a forma di sasso" che, servendosi di una connessione Bluetooth a bassa frequenza del proprio smartphone, possono fornire all’utente numerose informazioni sul dipinto/scultura, compresi i contenuti multimediali, che generano sempre più curiosità. Nel caso in cui la voce viene accompagnata da un contenuto video si parla di digital storytelling. Con tutte queste modalità, l’utente vivrà un’esperienza museale al quanto piacevole, gratificante e costruttiva.

 

 

 

Donati Michele, Miglioli Camilla, Grande Sara

 

 

 

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