La digitalizzazione del museo è un processo a mio parere molto delicato che, a seconda di come viene utilizzato, può essere o un efficace mezzo pubblicitario o portare ad una banalizzazione e ad una strumentalizzazione dell’arte.

Il museo, come evidenzia Valentina Vacca nel suo articolo, dovrebbe avere come principale interesse ed obiettivo la divulgazione della cultura. Questo principio andrebbe tenuto bene a mente ogni qualvolta si mette in atto un’iniziativa o una nuova modalità di approccio al pubblico.

A mio parere il modo migliore per utilizzare lo strumento informatico, ai fini di potenziare il messaggio museale e non di soffocarlo, è quello di sviluppare un sito moderno, giovane ed accattivante.

Ormai tutti prima di visitare una sede espositiva ne consultano prima il sito. Ed ecco che questo diventa come un biglietto da visita, volto ad incuriosire l’eventuale visitatore e magari a fornirgli del materiale introduttivo che presenta il museo e aiuta il visitatore a prepararsi a quello che andrà a vedere.

Spesso infatti, un cattivo giudizio verso un museo, può essere causato da un male assorbimento del messaggio o dal fatto che sia poco chiaro o troppo complicato.

Un museo dovrebbe mettere ogni visitatore a proprio agio e allo stesso livello, e fornirgli i mezzi per una visita consapevole e piacevole.

Per quanto riguarda #InvasioniDigitali mi ricollego al suddetto discorso della strumentalizzazione. Il rischio che si corre infatti è che diventi una moda, una sorta di flash mob che mette in secondo piano l’opera e non ne valorizza di certo la comunicazione.

Concludo quindi la mia riflessione sostenendo che la multimedialità è un ottimo alleato della comunicazione museale se usato con criterio e da persone esperte sostanzialmente potenziando l'efficienza del sito e della parte pubblicitaria (social, brochure, cartelloni) con soluzioni nuove ed efficaci.