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La società attuale è caratterizzata dalla tecnologia e da spazi erroneamente definiti "iperreali", questo perché il virtuale si rivela essere una simulazione.

Trascinato da questa moda, anche il mondo della cultura si sta adeguando alla nuova forma di comunicazione. Se prima la tecnologia era utilizzata solo a scopo archivistico, oggi si punta a digitalizzare il museo stesso. Ma cosa significa questo?

In molti, come il Mibact e Ales, si stanno interrogando su come svolgere questo compito. Il loro progetto Mud-Museo digitale vede nella digitalizzazione la possibilità di rendere più accessibili i musei coinvolgendo maggiormente il pubblico attraverso il web e i social.  Il principale rischio è quello di abbassare la qualità puntando sui principi comunicativi. Secondo Francesco Antinucci il vero obiettivo di un museo dovrebbe essere l'educazione del pubblico e non il guadagno. Per capire cosa cambiare bisogna conoscere le problematiche legate al museo; la principale riscontrata è la conoscenza base del visitatore medio. Da qui sappiamo che è necessario realizzare percorsi prettamente comunicativi e questo richiede un maggior dialogo tra curatori ed il reparto comunicazione per scegliere le conoscenze da trasmettere. 

Un altro progetto, #InvasioniDigitali, si pone lo scopo di rendere il pubblico partecipativo alla conoscenza collettiva, purtroppo però ciò che appare è un puro sharing di selfie e "sono stato qui".

Quando si troverà un modo per trasmettere la cultura senza trascurarne l'impportanza si potrà parlare veramente di Museo 3.0.