Il territorio della cultura, in generale del mondo dell'arte, che sembrava il più inviolabile di tutti ha aderito anch'esso al codice dove la simulazione del reale coincide con la realtà stessa ovvero al codice dell'iperrealtà che fa parte dell'odierno mondo digitale. A dimostrazione di questo c'è la creazione di musei virtuali e del kit open source Movio, realizzato dal Mibact, che ha consentito di dar vita ad una serie di mostre virtuali; superando gli ostacoli economico-politici che spesso si palesano durante l'organizzazione di una mostra e che determina la sua riuscita o meno.

Al giorno d'oggi si vuole realizzare la digitalizzazione di un museo che dovrebbe migliorare l'accessibilità culturale a questo grazie agli strumenti che il web propone per coinvolgere più pubblico possibile. Il rischio, che però si corre, è quello che si dia più importanza al profitto che il museo può fare tramite i socialnetworks e il marketing che realizza con questi; quanto al fatto che il pubblico venga istruito e gli vengano trasmesse conoscenze e curiosità che, a sua volta sarà in grado di divulgare ad altri, riguardo alle opere che il museo espone: il museo dovrebbe quindi rivolgersi sia al pubblico esperto che a quello profano; e ampliarne il bagaglio artistico.

Non bisogna correre il rischio di confondere lo svecchiamento della realtà museale con una vera e propria violenza ai danni di questo che possa tendere più a danneggiarlo che aggiornarlo. Ciò significa che è da creare una nuova idea di sistema museale, il museo 3.0, al passo con i tempi e cioè utilizzando l'odierna tecnologia ma senza perdere di vista la mission del museo che è quella di trasmettere cultura ai fruitori; anche per gradi in un processo che può durare anche tutta la vita (life-long learning) e il cui compito spetta al selezionato staff del museo.